AlexBe riflette:
Capita, a volte nella superficialità del parlare, a volte nel modo di giocare con le parole, scherzosamente, o con un fondo di verità, usare aggettivi di uso comune , magari dettati dalle circostanze o dai trascorsi. Per quanto si possa dire, nonostante riconosco io stesso di essere un permaloso, continuo imperterrito ad odiare queste forme di etichette. Mi viene da pensare “perchè cucire un etichetta a qualcuno se non si conosce in fondo? ma sopratutto perchè non si riesce oggi ad essere più confidenti con le persone,quand’esse sono aperte a delucidare ogni singolo aspetto di se stessi?”. Cerco sempre di impegnarmi nel sviscerare il concetto e nel sincerare l’interlocutore che l’etichettare o l’etichetta stessa non è corretta e consona fin quando non c’è un effettivo ed oggettivo riscontro. Ahime! capisco e comprendo la diffidenza e la poca fiducia che si può dare a qualcuno che non si conosce bene. Allo stesso tempo rimango confuso dalla facile predisposizione del termine negativo dello stesso. Rimango confuso perchè forse il mio carattere è di diffidenza quando non conosco l’interlocutore, ma perchè avere un attegiamento preposto per qualcuno quando si conoscono le fattezze o le caratteristiche? Non è un sogno e non sono un sognatore, dare e ricevere fiducia è veramente azzardato con i tempi che corrono , con la violentà società che ci circonda. Forse commetto errori di valutazione, ma non voglio perdere in me l’auspicio di buona fiducia che ripongo per le persone che ritengo serie e vicine.
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